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AMBER EROINA DELLE DONNE

AMBER EROINA DELLE DONNE

di NATALIA ASPESI La Repubblica

TORNA IL BESTSELLER SCANDALOSO CHE VENDICA LE LETTRICI

La storia di una ragazza spregiudicata degli anni '40: un libro che fu alla pari con "Via col vento"

Le americane del 1944, le inglesi del 1945, le italiane del 1948, ragazze e signore, donne insomma, per lei persero la testa: nella miseria e nel dolore, nella sottomissione e nei primi pensieri di rivolta di quegli anni di guerra e per noi dell'ancora desolato dopoguerra, Amber, Ambra, divenne una folgorante eroina che sconfiggeva le regole della femminilità d'epoca, quella che relegava le donne nelle nebbie domestiche e in più, in quanto donne, al ruolo di eterne seconde, per legge e per tradizione, in balìa della generosità o del o del dispotismo maschile. Invece questa tumultuosa orfanella, per quanto donna, era sempre prima, ed erano gli uomini ad essere in balìa di un suo potere magico (erotico non si diceva, non si sapeva bene cosa fosse), del suo arrivismo, della sua audacia e aggressività.

Pagina dopo pagina, per centinaia di pagine, la protagonista del romanzone, Amber, vendica con la sua vita splendente, violenta e imperiosa, quella ancora timida e sommessa delle sue tante lettrici. La sua storia era precipitata sulle americane qualche anno dopo il trionfo indomabile della Rossella di Via col vento, ambientato negli Stati Uniti della ottocentesca Guerra di Secessione, mentre la Amber di Forever Amber fiammeggiava nell'Inghilterra secentesca della Restaurazione: i due romanzi di massimo successo erano stati scritti da donne, Margaret Mitchell il primo, Kathleen Winsor il secondo. La versione cinematografica di Via col vento, del 1939, campione assoluto di incassi, superò la fama del libro, mentre quella di Ambra (1947) non riuscì a oscurare il libro, che aveva venduto 100 mila copie nella prima settimana e 3 milioni in pochi mesi, nei soli Stati Uniti. Adesso, 63 anni dopo la pubblicazione in Italia, torna da noi Amber, con in copertina, misteriosamente, non un ritratto femminile di un artista del XVII secolo come William Dobson, ma di Thomas Gainsborough vissuto decenni dopo il tempo della storia.

Neri Pozza inaugura con questo libro la collana SuperBeat che ha l'ambizione di proporre "bestseller del passato che hanno rappresentato una svolta nei costumi e nel comune sentire di un'epoca". Alla fine degli anni '40, la svolta, nel caso di Amber, era rappresentata da un'eroina spregiudicata e non per questo punita dalle fiamme dell'inferno, simbolo sorprendente di una emancipazione femminile scandalosa. E oggi, in tempi di epidemia di escort e del ritrovato femminismo di "Se non ora quando", Amber è ancora in grado di "rappresentare una svolta"? Forse sì, e non solo per la capacità della sua protagonista di imporsi agli uomini, ma perché sarebbe ora che anche gli uomini, addirittura i critici letterari, la scoprissero e ne godessero. Non tanto per la sua scostumatezza anni '40, oggi paragonabile alla castità, ma per l'assoluta ricchezza dei riferimenti storici, sociali, di costume, che ne fanno nel ramo del sempre più diffuso romanzo storico, un vero capolavoro.

Ignorato o disprezzato dalla critica, il romanzo fu allora al centro di uno scandalo enorme, prima bandito da tutte le librerie di Boston, poi messo all'indice in 14 stati a partire dal Massachussets, il cui procuratore generale segnalò ben "70 riferimenti all'unione carnale, 39 a gravidanze illegittime, 7 ad aborti, 10 scene in cui le donne si spogliavano davanti a uomini con cui non erano sposate e una cinquantina di scene variamente pruriginose". Il famoso Codice Hays, che controllava la morale del cinema americano (che non poteva per esempio mostrare anche per coppie maritate un letto a due piazze) raccomandò di non moltiplicarne la pericolosità con un film: e subito il produttore Selzinck ne affidò la regia a Preminger, protagonisti Linda Darnell, Cornel Wilde e George Sanders, però togliendogli ogni peccaminosità. Anche l'autrice, Kathleen Winsor era affascinante, ambiziosa e vivace: sposata a 17 anni con un compagno di università, diventò nel 1946 la sesta delle otto mogli del jazzista Artie Shaw, dopo Lana Turner, Ava Gardner ed altre malmenate signore; nel 1949 sposò l'avvocato che l'aveva aiutata a divorziare e nel 1956 scelse definitivamente un marito potente e ricchissimo, diventando una delle regine della mondanità di Washington.

Aveva cominciato ad occuparsi di Amber a 20 anni, partendo dalla tesi di laurea del primo marito, dedicata agli splendori e orrori dell'Inghilterra di Carlo II. A 24 anni, senza mai essere uscita dagli Stati Uniti, aveva scritto versioni di un romanzo che evocava con probabile verosimiglianza la Londra del '600, il tempo del dilagare della peste e del grande incendio, la corte fatua e corrotta di Whitehall, l'allegra vita del penultimo Stuart, bello e assatanato, povero e spendaccione, odiato dall'odiato Parlamento; e poi i complotti per assassinare lui e il fratello James, suo successore, l'odio tra anglicani e cattolici, le guerre con l'Olanda, le brucianti sconfitte, le prime colonie americane, la nascita della Compagnia delle Indie. Ma anche i meravigliosi abiti dei gentiluomini dalle gambe fasciate nella seta e dalla testa coperta da immense parrucche nere come nei ritratti di Peter Lely, e gli arredamenti sontuosi dei palazzi eretti dal celebre architetto Wren; poi le notti folli di quello che il popolo aveva soprannominato Merrie Monarch, tra bettole malfamate, bordelli miserabili e teatri dove per suo ordine finalmente potevano recitare anche le donne (come nel bel film di Eyre Stage Beauty del 2004, dove Carlo II circondato dai suoi cagnolini ha la faccia ironica di Rupert Everett). Si sa che re Carlo II, senza eredi a causa della sterilità della moglie  Caterina di Braganza, ebbe 12 figli, esclusi dal trono perché illegittimi ma tutti ben sistemati (la defunta principessa Diana ne aveva addirittura due tra i suoi avi) dalle sue tante amanti, attrici, prostitute, aristocratiche, e va benissimo che una di loro potesse essere stata Amber, che di matrimonio in matrimonio, di letto in letto, si installa anche in quello affollato del re rendendolo più volte padre e ottenendo ricchezze e titolo ducale: però continuando ad amare un solo uomo, il bel barone Bruce, che dalle prime pagine alle ultime continua a scoparla, però sposandone naturalmente un'altra. La giovane signora Winsor, decisa a essere il più possibile credibile, dichiarò di aver letto 392 libri dedicati a quei decenni, dai romanzi come Moll Flanders o Lady Roxana, ai testi e diari di John Evelyn, Samuel Papys, Daniel Defoe. Assolta dalla grandiosità storica del romanzo, resa pericolosa quindi tanto più interessante dal vorticoso sommarsi di amanti, inimmaginabile nella letteratura popolare e non degli anni '40, Amber poteva vivere avventurosamente come le tante eroine per signore, coraggiosa, intraprendente, sicura di sé, libera, scaltra, anche un po' assassina, sempre indomabile 8come una successiva eroina romanzata della fine degli anni '50, la famosa Angelica Marchesa degli Angeli, poi interpretata dalla leziosa Michèle Mercier in ben 5 film). Dopo 880 pagine che alle lettrici di tutto il mondo parevano e tuttora paiono troppo poche, il romanzo non finisce con il tradizionale happy end: la vita frenetica di questa "grande horizontale", ancora giovane, ancora bella, non si rifugia nella banale definitiva conquista dell'amato, ma ricomincia da capo, nuovamente sola, nuovamente combattiva, a caccia del suo nuovo futuro, diventando una delle più avvincenti protofemministe della letteratura popolare femminile, in grado di dare qualche suggerimento di ribellione ancora oggi.


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