Premio Neri Pozza 2021

È online il nuovo regolamento della V edizione
Leggi

Tracy Borman ci racconta del suo nuovo libro La strega del re.

Leggi

Novità

L'arte di saper fallire

Elizabeth Day

«Più scura è la notte, più luminose sono le stelle» scriveva Dostoevskij. Ma allora perché le persone cercano di non soffermarsi troppo sui momenti in cui qualcosa è andato storto, hanno commesso errori evitabili o l’universo ha servito loro una mano di carte davvero pessima?

Da quando, durante la seconda metà del XX secolo, si è affermato il movimento della psicologia positiva, ci siamo ritrovati a essere costantemente incoraggiati ad avere pensieri buoni e positivi senza indulgere nel negativo. L’effetto domino della «positività», tuttavia, è stato quello di emarginare il fallimento e ora viviamo un’epoca in cui siamo talmente bombardati da storie di successo che corriamo il rischio di ritrovarci costantemente impegnati a raggiungere la perfezione, in cui i social media ci incoraggiano a credere.
E se, invece, cercassimo di accettare l’idea che capiteranno cose difficili e cose stupende, e che c’è molto da imparare solo sperimentandole entrambe?
Fiera sostenitrice della failosophy, di una saggezza possibile nel fallimento, Elizabeth Day ha individuato sette princìpi chiave del fallimento, offrendoci delle strategie non solo per incorporare il fallimento nella nostra vita quotidiana, ma anche per trarne giovamento.
Perché solo quando si smette di stigmatizzarlo, il fallimento perde il potere di danneggiarci e può insegnarci qualcosa di utile su noi stessi.
Manuale essenziale per trasformare i rovesci di fortuna in successo, L’arte di saper fallire è un’utile guida per superare i momenti difficili della vita, un testo prezioso che ci aiuta a considerare il fallimento per quello che è: non come qualcosa che ci definisce, ma come un’informazione mancante che ci aiuta a completare il puzzle di chi siamo veramente.

Red Bull

Rex Stout

Thomas Pratt, magnate di una catena di fast food privo di scrupoli, medita un vero e proprio colpo a effetto per il suo barbecue a invito: arrostire sulla griglia Hickory Caesar Grindon, toro da guinness dal nome altisonante. La notizia genera sconcerto nella cerchia degli allevatori e spinge Osgood, ricco antagonista del tychon del fast food, a scommettere ben diecimila dollari sulla  mancata riuscita dell’impresa.

La violenta e inattesa dipartita di Clyde, figlio scapestrato di Osgood, trovato morto accanto a Caesar, muta le carte in tavola. Pronto a sborsare qualsiasi cifra pur di assicurare alla giustizia l’assassino di suo figlio, Osgood decide di rivolgersi a Wolfe.

Il celebre detective è lontano dal suo lussuoso appartamento di Manhattan. Lontano soprattutto dalla sua amata serra e dalla cucina in cui è solito sperimentare le sue complesse ricette da grand-gourmet. Tuttavia, un morto ammazzato è pur sempre un morto ammazzato, così come «è altrettanto certo che mai Nero Wolfe rinuncerà al suo gioco mentale preferito e a un lauto cachet» (Flavio Villani).

L'angelo egoista

Luca Romano

Giugno 1930, Parigi. Nei giardini dell’hotel particulier della contessa Anna Letizia Pecci Blunt, si svolge il ballo più elegante della stagione. In quella serata un po’ magica, tra principi, artisti e dame dell’alta società, un ragazzo di diciassette anni, arrivato da Londra per studiare all’École des Beaux-Arts, incontra Lee Miller. Sottile, slanciata, gli splendidi capelli biondi tagliati alla garçonne, Lee ha solo due anni più di lui, ma possiede già un fascino e una bellezza inafferrabili. Ed è soprattutto una donna emancipata e libera che suscita irrefrenabili passioni nei molti uomini che entrano nella sua vita. È arrivata dagli Stati Uniti un anno prima, dopo essere diventata la modella preferita di Condé Nast, il fondatore di Vogue. Quella sera è accompagnata da Man Ray, di cui è diventata la musa, l’amante e l’instancabile collaboratrice nella creazione di straordinarie immagini surrealiste. Ma questo non le impedisce di trascorrere con il giovane sconosciuto la prima di molte notti d’amore. Inizia così un tormentato rapporto che, tra rotture e riappacificazioni, terminerà solo con la morte di Lee, quasi cinquant’anni dopo.

La cattura dell'effimero

Beatrice Colin

Parigi, 1886. In un freddo mattino invernale, un’enorme mongolfiera a strisce bianche e azzurre si leva nel cielo plumbeo di Champ de Mars. Nella gondola di vimini i passeggeri, uomini in cappello a cilindro e donne in soprabiti da viaggio bordati di pelliccia, corrono da un lato all’altro, spensieratamente dimentichi del fatto che a tenerli sospesi sia semplice aria calda. Solo Caitriona Wallace se ne sta a debita distanza dal bordo del cesto, attanagliata da un terrore tutto suo. A trentuno anni, rimasta sola, Catriona ha accettato un impiego come chaperon di due giovani scozzesi. A bordo del pallone aerostatico un passeggero attira l’attenzione della donna. È Émile Nouguier, il progettista della Tour Eiffel. La torre non è progettata per durare a lungo: vent’anni, e poi verrà smantellata. Paragonata ad altre strutture delle stesse dimensioni, è un batter di ciglia, un palpito del cuore, una creazione effimera. Proprio come il fragile sentimento che, fin dal primo momento, lega Émile a Caitriona Wallace.

Prossimamente

Bestseller

Newsletter

Resta aggiornato sulle novità e non perderti neanche un'anticipazione

Compila di seguito il campo inserendo la tua mail personale per ricevere la nostra newsletter

Lette e comprese le informazioni sulla privacy autorizzo al trattamento dei dati forniti