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Le cose da salvare

Ilaria Rossetti

Il Ponte è appena crollato. Affacciato alla finestra della cucina, il sessantaquattrenne Gabriele Maestrale osserva incredulo la voragine che si spalanca ai piedi del suo condominio. Dal baratro si levano grida, deboli, sgomente. Durante la loro corsa a precipizio, alcuni condomini si fermano a picchiare alla sua porta: «Forza, raccolga quel che può e scenda, qui potrebbe venire giú tutto!» Gabriele, però, non riesce a muoversi, preda di un dilemma che non lo fa respirare: quali sono le cose da salvare? Che cosa salvare di una vita intera, quando tutto crolla? 
Incapace di decidere che cosa portare con sé, Gabriele si lascia cadere sul divano; non si alzerà. Un anno dopo, la giornalista Petra Capoani viene incaricata dal direttore della Voce, una piccola testata di provincia, di scrivere la storia dell’uomo che dal crollo del Ponte vive asserragliato nella desolazione e nella solitudine. Petra accetta l’incarico senza entusiasmo, ma dovrà ricredersi quando Gabriele Maestrale le aprirà la porta della sua casa e, insieme, della sua esistenza. Tra quelle mura pericolanti, la giovane apprenderà quanta vita è racchiusa in un appartamento e come la memoria di «tutta la tragica bellezza di ciò che è passato» sia piú importante dell’insensatezza della Storia. 
Vincitore della quarta edizione del Premio Neri Pozza, Le cose da salvare tratta di un tragico evento come soltanto la letteratura può fare: mostrando le crepe e le ferite, e le vie di salvezza, che lascia nell’anima degli individui e nel cuore di una comunità. 

Armonia segreta

Geraldine Brooks

È l’alba di una calda estate del X secolo a.C. quando il piccolo Natan è destato dal sonno da grida atroci, provenienti da ogni casa del villaggio lungo le rive del Mar Rosso dove i membri della sua famiglia esercitano il mestiere di vignaioli. Si precipita fuori, e la scena che si apre davanti ai suoi occhi è raccapricciante. Suo padre e suo zio giacciono in un lago di sangue e di fronte a lui, la daga ancora stretta nella mano, si erge l’assassino: David, il figlio di Yishay di Bet Lehem. David chiedeva da giorni una decina di otri di vino e qualche sacco di datteri per sé e i suoi uomini e, dinanzi al rifiuto del padre di Natan, è penetrato furtivamente di notte tra le case per vendicarsi. Col volto rigato di lacrime, Natan fissa negli occhi quel giovane noto nell’intero Yisrael per il suo coraggio, la sua audacia e il suo talento nel trarre le armonie piú segrete dall’arpa che tiene sempre con sé. Da ragazzo, a Emeq Elah, ha messo in fuga i Filistei, uccidendo con un colpo di fionda ben assestato il gigante Golyat. Valente guerriero, è stato a capo di tutte le armate di re Shaul, finché un giorno il re, accecato dalla gelosia, lo ha costretto alla fuga e a una vita da brigante e predatore di villaggi. Natan vorrebbe dare libero sfogo alla sua ira, invece dalla sua bocca escono strane parole che turbano profondamente David e i suoi compagni. Parole dettate da una Voce che parla attraverso di lui. Parole che annunciano una grande profezia: il figlio di Yishay di Bet Lehem, il guerriero divenuto brigante per volontà di Shaul, sarà incoronato re di Yehudah, farà un solo popolo delle tribú del Nome, fonderà il regno imperituro di Yisrael. E lui, Natan, piccolo pastore e vignaiolo del Mar Rosso, sarà il suo profeta. 
Da eroe a brigante, da re amato a despota, tutti i volti di re David emergono in questo libro, in cui l’autrice di Annus mirabilis ripercorre l’appassionante storia di un uomo, in bilico tra verità e leggenda. 

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