Super Beat

In primo piano

L'arte di saper fallire

Elizabeth Day

«Più scura è la notte, più luminose sono le stelle» scriveva Dostoevskij. Ma allora perché le persone cercano di non soffermarsi troppo sui momenti in cui qualcosa è andato storto, hanno commesso errori evitabili o l’universo ha servito loro una mano di carte davvero pessima?

Da quando, durante la seconda metà del XX secolo, si è affermato il movimento della psicologia positiva, ci siamo ritrovati a essere costantemente incoraggiati ad avere pensieri buoni e positivi senza indulgere nel negativo. L’effetto domino della «positività», tuttavia, è stato quello di emarginare il fallimento e ora viviamo un’epoca in cui siamo talmente bombardati da storie di successo che corriamo il rischio di ritrovarci costantemente impegnati a raggiungere la perfezione, in cui i social media ci incoraggiano a credere.
E se, invece, cercassimo di accettare l’idea che capiteranno cose difficili e cose stupende, e che c’è molto da imparare solo sperimentandole entrambe?
Fiera sostenitrice della failosophy, di una saggezza possibile nel fallimento, Elizabeth Day ha individuato sette princìpi chiave del fallimento, offrendoci delle strategie non solo per incorporare il fallimento nella nostra vita quotidiana, ma anche per trarne giovamento.
Perché solo quando si smette di stigmatizzarlo, il fallimento perde il potere di danneggiarci e può insegnarci qualcosa di utile su noi stessi.
Manuale essenziale per trasformare i rovesci di fortuna in successo, L’arte di saper fallire è un’utile guida per superare i momenti difficili della vita, un testo prezioso che ci aiuta a considerare il fallimento per quello che è: non come qualcosa che ci definisce, ma come un’informazione mancante che ci aiuta a completare il puzzle di chi siamo veramente.

Regina di fuoco

Joanna Courtney

Danimarca, 601 d.C. Tutti i sudditi di rango superiore della Danimarca sono radunati ad Aarhus, per celebrare il passaggio del principe Geir verso l’aldilà. Dinanzi alla pira non ancora accesa, Amleto, figlio di Otto, viene nominato principe dello Jutland ed erede del Regno Supremo di Danimarca. Al suo fianco, la giovane Ofelia rivive l’orrore provato davanti a un’altra pira funebre, quella di suo padre. Lei e il fratello Lars erano solo due bambini quando Sigrid, la loro madre, si era staccata dalla folla per gettarsi sul corpo del marito, tra le fiamme, e ardere con lui. Sulle ceneri di sua madre, Ofelia ha giurato che non diventerà mai schiava di nessuno, pertanto nemmeno di Amleto, nonostante il suo aspetto affascinante, e benché sia l’unica persona in tutta la Danimarca che la conosca e la accetti per quella che è: una guerriera sposata alla sua spada. Una donna fatta di acciaio, temprata e indurita nel fuoco, che nessuno, nemmeno Amleto, piegherà mai ai suoi scopi. Ma quando Lord Feng, zio di Amleto, fa assassinare il fratello e prende il trono, costringendo il nipote a inchinarsi all’usurpatore, Ofelia dovrà usare ogni mezzo a sua disposizione per tenere il suo principe al sicuro da coloro che vogliono fargli del male. Secondo capitolo di una saga che ci mostra il vero volto delle donne shakespeariane, al di là della leggenda che le ha rese immortali, Regina di fuoco libera Ofelia dai ceppi dell’interpretazione del bardo, che la tratteggia come una fanciulla debole e priva di senno, per restituircela come una donna forte, vibrante di vita e di indomito coraggio.

Ricerca Avanzata

Newsletter

Resta aggiornato sulle novità e non perderti neanche un'anticipazione

Compila di seguito il campo inserendo la tua mail personale per ricevere la nostra newsletter

Lette e comprese le informazioni sulla privacy autorizzo al trattamento dei dati forniti