Ferito
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John Hunt, ombroso e impenetrabile cowboy di mezz’età, vedovo e amante dell’arte, ha impiegato anni per ritagliarsi un’esistenza solitaria nelle lande desolate di Highland, Wyoming. La sua è un’appartata quotidianità fatta di giornate che iniziano alle cinque e trenta, cavalli difficili da addestrare, un mulo ingovernabile, un cucciolo di coyote da curare. Ma un giorno, non lontano dal suo ranch, un giovane gay viene brutalmente assassinato e l’aiutante di Hunt arrestato. L’evento sconvolge la tranquilla normalità della rintanata Highland e cambia radicalmente la vita di Hunt, coinvolto nell’incalzante caccia ai colpevoli e trascinato in una ricerca interiore che cambierà il suo modo di percepire le cose.
Un memorabile confronto con la frontiera nel capolavoro di uno scrittore americano di culto. Una trama intensa e mozzafiato che riscrive i generi letterari riflettendo su temi come l’identità, l’omosessualità, la razza, la vendetta.
Un memorabile confronto con la frontiera nel capolavoro di uno scrittore americano di culto. Una trama intensa e mozzafiato che riscrive i generi letterari riflettendo su temi come l’identità, l’omosessualità, la razza, la vendetta.
ISBN: 978-88-655-9121-5
Categoria:
Genere: Narrativa straniera
Collana: Beat Edizioni
Pagine: 240
Tradotto da:
Prezzo: €9,00

RECENSIONI
«Nudo e crudo, solitario, simbolico, straripante».
Franco Cordelli, Corriere della Sera
«Un vero trionfo del post-western».
Claudio Gorlier, TTL - La Stampa
«Ferito scava nelle psicologie, seziona brutali intolleranze, crea metafore in una natura aspra che appare meno selvaggia degli uomini».
Annabella d’Avino, il Messaggero
«Percival Everett può davvero scrivere qualsiasi cosa».
Tiziano Gianotti, D la Repubblica
Franco Cordelli, Corriere della Sera
«Un vero trionfo del post-western».
Claudio Gorlier, TTL - La Stampa
«Ferito scava nelle psicologie, seziona brutali intolleranze, crea metafore in una natura aspra che appare meno selvaggia degli uomini».
Annabella d’Avino, il Messaggero
«Percival Everett può davvero scrivere qualsiasi cosa».
Tiziano Gianotti, D la Repubblica