Frans Gunnar Bengtsson

Le navi dei Vichinghi

Orm il Rosso è ancora un ragazzo quando viene strappato al suo villaggio nativo dai Vichinghi e messo ai remi di una delle loro grandi navi con le teste di drago sulla prua. Comincia così l’avventura della sua vita, che lo porterà...

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Informazioni
Lucia Savona
2022, pp. 240, € 13,00
ISBN: 9788865599587
Collana: Beat Bestseller
SINOSSI

Orm il Rosso è ancora un ragazzo quando viene strappato al suo villaggio nativo dai Vichinghi e messo ai remi di una delle loro grandi navi con le teste di drago sulla prua. Comincia così l’avventura della sua vita, che lo porterà al centro delle sanguinose guerre degli Uomini del Nord che, avidi di bottino, solcavano i mari, infuriando e saccheggiando le coste europee. Catturato dai Mori in Spagna, Orm viene iniziato al piacere dei sensi e combatte per il califfo di Cordova. Riesce poi a scappare e ad approdare in Irlanda dove, con suo grande stupore, si imbatte nelle prime, eteree figure di monaci cristiani. Dopo aver contribuito alla vittoria vichinga sull’esercito del re d’Inghilterra, ritorna nelle terre del Nord da cristiano dell’ultima ora e uomo immensamente ricco. Narrato con afflato epico, Le navi dei Vichinghi, opera degna di figurare «nel pantheon della letteratura d’avventura mondiale, se non addirittura della letteratura mondiale in assoluto» (Michael Chabon), canta di guerre, di tesori e di strabilianti imprese, e restituisce un affresco vivido e cruento del popolo vichingo nel X secolo, con le sue coraggiose esplorazioni e leggendarie battaglie.

Autore

Frans Gunnar Bengtsson (4 ottobre 1894 - 19 dicembre 1954) è stato uno dei maggiori poeti e scrittori svedesi. Saggista, si occupò di François Villon, Walter Scott e Joseph Conrad e scrisse una imponente biografia di Carlo XII, il re svedese. Il libro che gli diede la fama fu però Le navi dei vichinghi (titolo originale Röde Orm) pubblicato in due parti nel 1941 e nel 1945. Amava dire: «Giovanna d’Arco, Carlo XII e Garibaldi sono le sole persone che avrei voluto conoscere. Per loro la verità era più importante dell’intrigo».